“Due mani, una borraccia” di Roberto Buttura

18 Marzo 2016

coppi-bartali

In un mondo che sembra diventato sempre più competitivo e nel quale, a volte, non sembra esserci posto per generosità e altruismo, piccoli gesti di persone che incontriamo nel corso della giornata ci ricordano che, oltre alle pubbliche istituzioni, ognuno di noi può fare la sua parte per aiutare chi ha bisogno o per alleviare le sofferenze di chi si trova in una situazione o in uno stato d’animo. Piccoli gesti ai quali, nella fretta e nella frenesia, subito diamo un’occhiata distratta o che ci sembra tale e sui quali poi, in un frangente più sereno e meditato, riflettiamo cogliendone tutta la portata anche pedagogica.

Tanti anni fa quand’ero ragazzino ero attirato dalla carta stampata e per me era un grande passatempo andare all’edicola del semaforo di Borgo Milano, gestita dal papà di un amico mio e in particolare di mio fratello Sergio (giocavano a calcio nella stessa squadretta, mio fratello portiere di grandi speranze frustrate da una gravissima malattia dalla quale ne uscì miracolosamente indenne, e Adriano ala di notevolissime potenzialità ma che avrebbe lasciato presto il calcio per aiutare e poi sostituire il padre nel lavoro).

Quando il papà non c’era, Adriano mi faceva entrare nel chiosco e passare in rassegna i giornali di cui leggevo gli articoli ma più spesso guardavo le fotografie, alcune delle quali m’impressionavano al punto da farmi paura, altre mi mettevano di buonumore e altre ancora mi facevano ammirare i personaggi e le situazioni che venivano rappresentate.

Una delle fotografie che ricordo con grande piacere, pubblicata su “Il calcio e il ciclismo illustrato”, scattata al Giro di Francia del 1952, ritrae Fausto Coppi davanti e Gino Bartali alla sua ruota su una strada bianca di montagna seguiti dalle macchine della corsa mentre si stanno passando una borraccia d’acqua. Per molti anni si fantasticò su chi dei due era il destinatario del liquido, forse anche per alimentare la loro presunta rivalità, anche se dalla fotografia è ben chiaro che è il Campionissimo, che ha il portaborracce vuoto, a passarla al Ginettaccio.

Un bel gesto che mi è sempre rimasto impresso per l’altruismo che evoca. Coppi era maglia gialla (quell’anno vinse il Tour dopo aver vinto il Giro d’Italia), Bartali nelle prime posizioni (arrivò quarto in classifica generale). Certo entrambi correvano per l’Italia (allora al Giro di Francia correvano squadre nazionali), ma la tanto conclamata rivalità non ebbe la meglio sulla generosità dei due grandi campioni che di quell’episodio e a quella fotografia non ne fecero mai alcun accenno, campioni nella vita come nello sport, pur essendo un insegnamento di vita.

Buona Pasqua a tutti.

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