Il portiere e quella la palla tra le gambe

7 Giugno 2016

VirtusAvesa, finale del torneo classe 2004 “Giarola” è ormai agli sgoccioli. Ultimi minuti, risultato fermo sullo 0-0 e sprazzi di vero bel calcio. Virtus che spinge, Avesa che si difende bene puntando sulle ripartenze per far male alla corazzata di Borgo Venezia. Il piede dorato dei ragazzi del presidente Fresco è il numero 14, un centrocampista versatile e sfacciato con la palla tra i piedi. Le sue punizioni al torneo hanno fatto male a tanti. Oggi ne prova un paio ma il piede non è calibrato bene. Dall’altra parte c’è lui. Il portiere dell’Avesa. Oggi ha salvato il risultato con un paio di bellissimi interventi, dimostrandosi abile e reattivo.

Manca poco, dicevamo. E il 14, che non è riuscito a batterlo, ci prova da fuori, senza troppe pretese. La palle arriva lemme lemme verso il portiere di verde vestito. La difesa si gira già verso la metà campo in attesa del rinvio. E invece la palla gli transita in mezzo alle gambe e finisce in rete.

Il 14 esulta. Il portiere dell’Avesa rimane per terra, disteso, a faccia in giù. Annusa l’erba bagnata e amarissima del campo di via dei Cedri. Tutto intorno, dopo la gioia del gol, c’è il rispetto e il silenzio per lui. Non si muove. I suoi compagni corrono a sollevarlo da terra, lo abbracciano, gli danno il cinque. Il portiere piange ed è inconsolabile. Nel suo mondo questa è la fine di tutto. Piange e non smette. Si danna l’anima. Tutto intorno ora sono applausi solo per lui, più di quelli che hanno salutato il gol. Va anche l’arbitro ad abbracciarlo. Niente da fare, piange.

È il calcio. Spietato e crudele. Ma capace di regalarti momenti interminabili di una bellezza indescrivibile. Penso a cosa volesse dire quella palla per lui. A qualche minuto dai rigori. Dopo tutte quelle parate. E quelle gambe troppo aperte. Quelle lacrime. Da eroe fino a poco prima, sentiva ora di aver tradito i suoi. E poi penso a tutte le partite di Serie A viste dalla tribuna stampa, a quelle del mio Verona, ai ritiri e agli allenamenti a bordo campo, alle interviste e alle chiacchierate con Luca Toni, Lele Moras e gli altri. E mi rendo conto che mai un’emozione si era avvicinata a quella di ieri sera guardando una palla e quella gambe troppo aperte.

Il calcio giovanile è bello perché è puro agonismo e divertimento non condizionati da altro che dallo spirito di vincere che i bambino devono avere. Perché in ogni competizione sportiva l’obiettivo deve essere vincere divertendosi, altrimenti è un’esibizione, non una gara, che va bene, ma è altro. È il modo in cui cerchi la vittoria che fa la differenza come il giorno e la notte. Devi saper vincere, perché è assai più difficile essere grandi dopo una vittoria che dopo una sconfitta. Loro lo sanno. I bambini lo sanno. I bambini non irridono. Devi vincere perché ci hai creduto di più, ti sei allenato meglio, perché hai giocato pulito, perché non ti sei tuffato in area, perché non hai mai voluto far male. Non demonizziamo la legittima voglia di vincere.

Oggi ha vinto il 14, ma il mio eroe fragile è il portiere.

Benny Calasanzio BorsellinoResponsabile Comunicazione Montorio Calcio

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