La lunga fuga dei Giovanissimi A: parla mister Fanini

4 Febbraio 2016

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Classe 1948, da giocatore uno scudetto Juniores nazionale sul petto con la maglia della Fiumeter Folgore e da allenatore una striscia di successi con il settore giovanile della Virtus. Dal 2008 ha sposato i colori del Montorio Calcio e ha vinto un titolo Juniores Provinciale, ottenendo la promozione alla competizione regionale. Oggi Nando Fanini allena i Giovanissimi Provinciali 2001 che dopo 11 partite sono a punteggio pieno, 33 punti, con due lunghezze di vantaggio sulla seconda in classifica, il Concordia, che però ha una partita in più.

Mister Fanini, sabato prossimo avrete la possibilità di segnare il solco nello scontro diretto contro il Concordia.

Sarà un match difficile. Noi siamo la squadra da battere, le avversarie ci aspettano motivate e preparate. Approcceremo la partita con serenità e con la consapevolezza nei nostri mezzi. Anche i ragazzi sono sentono l’importanza del match e sanno che è tutto nei loro piedi e nelle loro teste.

Si aspettava una stagione così, con un filotto di 11 vittorie?

Sapevo di avere una bella squadra, però sinceramente non pensavo di poter fare subito così bene. Abbiamo un buon organico, siamo attrezzati per poter raggiungere le finali del campionato. Abbiamo sette gironi. Le prime due squadre classificate di ognuno di questi vengono inserite in altri due gironi da sette squadre da cui usciranno le due formazioni che disputeranno la finalissima.

Nella lunga pausa di campionato avete fatto alcune prove generali per le finali.

Sì, le squadre di testa degli altri gironi, più qualcuna del campionato regionale che attualmente si trova in zona retrocessione, ci hanno chiesto di disputare delle amichevoli: le abbiamo vinte tutte eccetto un pareggio.

Tra i suoi ragazzi ha qualche nome pronto per la prima squadra del futuro?

Premesso che è utile fare tutta la trafila giovanile, ci sono quattro-cinque profili che possono tranquillamente essere aggregati alla prima squadra. Il nostro lavoro deve essere mirato a fornire giovani per le categorie superiori, è così che nel lungo periodo si crea un vivaio importante e una prima squadra fatta in casa, con evidenti benefici di tipo tecnico ma anche economico.

Lei appartiene ad un’altra generazione. Com’è cambiato il calcio giovanile di oggi rispetto a quello di vent’anni fa?

Sono cambiati prima di tutto gli stessi ragazzi. Non giudico se in meglio o peggio, di certo sono meno “timorati” e più smaliziati. Sicuramente è peggiorato il contesto: nelle giovanili sento linguaggi poco adatti soprattutto da parte degli allenatori e dello staff tecnico. È questo l’esempio che trasmettiamo? Poi se i campi di allenamento sono vicini e la prima squadra viene lasciata libera di “esprimersi” in un certo modo, i giovani hanno esempi negativi e le cose non cambieranno mai. Per fortuna non è il nostro caso.

Lei sembra un duro nella gestione dello spogliatoio. Lo è davvero?

Assolutamente no. Io non grido mai. Ci sono i ruoli, i ragazzi li rispettano. Manteniamo le giuste distanze ma io offro loro sempre e comunque il mio rispetto, anche quando sbagliano un gol a porta vuota.

A livello tecnico cosa è cambiato nei settori giovanili di oggi?

Una volta la scuola calcio era fatta da passione e buona volontà. Oggi è molto più professionale. Per migliorare ancora bisogna però che una volta usciti dai “primi calci”, i bambini vengano fatti lavorare molto sulla tecnica individuale, vengano spinti ad utilizzare entrambi i piedi, insomma, vengano educati tecnicamente secondo le nuove teorie e i nuovi tipi di allenamento.

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