Luca Parmagnani e i duecento passi dal campo di Montorio

17 Marzo 2016

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C’è una cosa nel calcio che vale più di molte altre e si chiama motivazione. E se a 24 anni il tuo ginocchio ha già fatto due volte “crack” e tu la domenica sei ancora lì a dirigere la difesa e salire sui calci da fermo per cercare il gol, devi averne tanta, ma tanta. Questa è la storia di Luca Parmagnani, difensore centrale del Castello che vive a 200 metri dal campo di Via dei Cedri.

Luca come si fa a staccare la spina per due volte e poi ricominciare da capo?

Bisogna amare il calcio in modo irrazionale. La prima volta ero giovanissimo e non vedevo l’ora di tornare, non pensavo minimamente di non farcela. La seconda volta c’è stata un po’ di paura ma la voglia di allenarmi e di giocare sono state talmente forti che sono riuscito a superare anche il secondo infortunio. In quei periodi durissimi la mia famiglia e la mia ragazza Silvia mi sono sempre stati vicine.

Anche tu hai iniziato all’Olimpia Stadio, poi hai fatto una decina d’anni al San Martino Speme fino ad arrivare alla Prima Squadra che militava in Promozione. Lì hai giocato per due stagioni e mezzo, la prima da giovanissimo titolare, fino a quando il crociato anteriore ti ha fermato.

Quando vivevamo a Mizzole la mia finestra di casa si affacciava sul campo da calcio. Avevo la testa sempre al pallone e fantasticavo. Allo Speme sono cresciuto moltissimo e giocare in Promozione a quell’età per me era un sogno. Dopo l’infortunio non sono riuscito a tornare ai miei livelli fisici, così sono stato ceduto in prestito al Tregnago, in Prima Categoria. E lì il nuovo infortunio che mi ha tenuto fermo un anno. È stato in quel periodo che il presidente Peroni ha fatto “pressing” sui miei genitori, che sono suoi amici, per farmi arrivare al Montorio. La sua “corte” mi ha fatto sentire ancora un calciatore e mi sono dato da fare con la riabilitazione.

Così sei arrivato nell’anno della Prima Categoria. Dopo la retrocessione sei stato contattato da due squadre di Prima Categoria e da una di seconda per cambiare casacca. Ma sei ancora qui.

Diciamo che tutti siamo ancora qui. Molti di noi hanno avuto offerte per categorie superiori. Ma subito dopo quella finale disgraziata del play-out ci siamo sentiti tutti e abbiamo deciso di rimanere qui per riprenderci la categoria. Sono andati via solo un paio di ragazzi, alcuni per problemi fisici più che altro. Personalmente rimarrei qui anche se non dovessimo centrare i play-off, ma tanto non si porrà il problema (ride, Ndr). Mio padre ha giocato qui da giovane, anche lui difensore centrale, è bello essere al suo posto adesso: mi dice sempre che l’importante è non prendere gol, così io cerco di ascoltarlo ma anche di farli.

Domenica avete pareggiato in casa contro l’Alpo Club 98. Nella stessa giornata sono cadute Juventina e Mozzecane. Occasione persa?

Assolutamente no. Abbiamo guadagnato un punto contro la terza in classifica, mica parliamo del fanalino di coda (che in ogni caso può creare sempre problemi). L’Alpo è una formazione davvero esperta e ben messa in campo. Contro di noi hanno fatto solo il tiro in porta del rigore, per il resto il nostro portiere ha guardato la partita. Li abbiamo schiacciati nella loro metà campo e messi sotto da ogni punto di vista. È un pareggio che ci carica, abbiamo dimostrato di essere tra i più forti del campionato e nel calcio prima o poi questo viene riconosciuto anche dai risultati.

Dall’Alpo al Borgoprimomaggio. Domenica altra partita impegnativa.

Quale non lo è? Loro sono reduci da una vittoria sorprendente in casa del Mozzecane per 3-0. Devono ancora fare punti per rimanere fuori dalla zona play-out e daranno il massimo. Da parte nostra li affronteremo come sappiamo fare, ovvero con un unico risultato a disposizione, la vittoria. Di partita in partita aumenta anche la grinta, che all’inizio forse ci mancava leggermente anche a causa della nostra media angrafica abbastanza bassa. Non possiamo e non vogliamo perdere i play-off, questo devono saperlo tutte le squadre che incontriamo.

Sei il perno della difesa del Montorio. Prendete pochissimi gol…

Possiamo fare meglio. Il mio obiettivo, oltre ai play-off, è quello di diventare la difesa meno battuta del torneo. Attualmente siamo tra le tre che hanno preso meno gol, ma ci siamo registrati bene e possiamo davvero chiudere i battenti, grazie anche a Residori e Aldegheri che sono ottimi portieri. Diciamo che il passaggio alla difesa a tre ci ha aiutati moltissimo; e dire che ero il più scettico perché non avevo mai giocato così…

Ogni calcio da fermo ti vede in mischia.

Sì, mi piace andare a saltare e ogni stagione faccio i miei due-tre gol. Quest’anno ne ho fatti due identici: colpo di testa, legno e tap-in. Con Caputi abbiamo un paio di schemi ma non possono dirti nulla (ride, Ndr).

Con Ferronato avete trovato la vostra dimensione.

Come potrebbe essere diversamente? Lui è una persona squisita, ho trovato pochi allenatori così competenti ma al tempo stesso sereni, soprattutto con i giovani: un urlaccio a noi è una cosa, ad un giovane un’altra, e in questo è un maestro. Lui trasmette tranquillità, ci dà fiducia nei nostri mezzi. Da parte nostra siamo un grande gruppo: Corso e Marcolini sembrano fatti apposta per fare casino e cementare lo spogliatoio… dopo il match andiamo sempre al bar tutti insieme perché in realtà siamo un grande gruppo di amici.

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