Mister Marco Burato: «L’ottima condizione fisica e tante idee di gioco ci hanno permesso di rimanere sempre in vetta. I ragazzi sono stati bravi a non aver mai mollato».

8 Maggio 2019

Ha guidato il Montorio fin dove non era mai stato. Grazie infatti ad una programmazione praticamente perfetta, il mister Marco Burato ha saputo gestire nel miglior modo possibile un gruppo di giocatori di qualità, sia sul piano del gioco sia su quello fisico, fattori dimostratisi determinanti nella parte finale del campionato.

Ora però è tempo di riavvolgere il nastro e tracciare un bilancio di una stagione iniziata con una partita che ha dato subito le giuste indicazioni al mister per andare fino alla vetta della classifica e rimanerci fino alla fine. «Visto com’è andata a finire» esordisce Burato «il bilancio è evidentemente positivo. L’annata era iniziata con i migliori auspici, perché la squadra aveva conquistato la promozione anche l’anno scorso. Ad una rosa di giocatori» prosegue «sono stati aggiunti altri, che si sono rivelati bravi, ma era una cosa che si sapeva perché non erano stati scelti a caso. È stata fatta una bella cavalcata perché, quando siamo passati in testa scambiandoci lo scettro con il Cerea, siamo riusciti a chiudere davanti, nonostante il Cerea, e per un periodo la Pro Sambo, siano sempre state alle spalle. Noi però» sottolinea «abbiamo vinto perché non abbiamo mai mollato». Il tutto documentato da numeri da capogiro. «Nel girone di andata noi e il Cerea avevamo fatto 31 punti, mentre nel ritorno, noi 38 e loro 37 su 45 disponibili, tutti numeri a mio avviso stratosferici».

Come detto, che quello di quest’anno sarebbe potuto essere un campionato da giocare da protagonisti, il mister Burato l’aveva capito alla prima giornata. «Nel primo tempo della prima partita di campionato contro l’Isola Rizza, anche se c’erano molte assenze, dopo venti minuti eravamo sotto 2 a 0. Sapevamo di affrontare una squadra forte, però la situazione che si era creata mi aveva fatto pensare di dover affrontare un’annata difficile. Una volta però fatti degli spostamenti e sistemata la squadra, siamo riusciti a pareggiare rischiando anche di vincere. A quel punto allora ho pensato che avevamo delle buone qualità, solo che sarebbero dovute essere sfruttate al meglio. Dopo qualche pareggio, maturato soprattutto per la nostra incapacità di concretizzare le occasioni, la squadra ha infatti iniziato ad ingranare anche con i risultati, acquistando sempre più fiducia in sé».

Una continua crescita, riuscendo a sfruttare al meglio le caratteristiche dei singoli grazie ad un gruppo sempre più cementato. «Se devo essere sincero» sottolinea «non abbiamo mai trovato una squadra che ci abbia messo sotto nettamente. Ho sempre detto ai ragazzi che, oltre al gruppo unito che si era formato, abbiamo sempre dimostrato contro tutti di poter avere delle idee di gioco maggiori rispetto alle altre squadre. In Prima Categoria ci sono tante squadre che si limitano a basare il proprio gioco su palla lunga, seconde palle o palle inattive. Noi invece ci siamo resi conto di poter mettere in pratica il nostro gioco, determinando quasi sempre l’andamento delle partite. Dal punto di vista difensivo» spiega «siamo stati quasi sempre bravi, subendo pochi gol su punizione, grazie soprattutto al gran lavoro fatto durante l’anno. Non prendere gol perché sapevamo difenderci, e fare gol perché sapevamo come arrivarci grazie a delle idee ben chiare, ci ha permesso di competere con tutte. Partita dopo partita» prosegue «sapevamo di essere sulla strada giusta, anche grazie all’ottima condizione fisica. A marzo infatti, quando qualche squadra iniziava a calare, noi abbiamo sempre mantenuto un ritmo altissimo».

Per spiegare come sia riuscito ad ottenere il massimo risultato, il mister fa anche un paragone con l’ambiente culinario. «È come se ad inizio stagione ad ogni allenatore venissero dati degli ingredienti da usare. Alcune squadre» ammette «avevano alcuni ingredienti di qualità superiori ai nostri, ma il nostro staff tecnico è stato in grado di utilizzare ogni ingrediente meglio rispetto agli altri. Un esempio lampante è stato a Casaleone quando, in inferiorità numerica, siamo riusciti comunque a fare gol. Questo non è accaduto per caso, ma grazie ad un’azione manovrata, con cross e inserimento del centrocampista, tutte cose provate. Essere stati al massimo livello sempre riguardo all’aspetto tattico e condizionale, è stato fondamentale per aver raggiunto la promozione. E i ragazzi sono stati bravi a non aver mai mollato».

Riguardando la classifica poi, il mister indica quale squadre secondo lui sono state la migliore o quella che tradito un po’ le aspettative, con un pensiero poi rivolto all’imminente fase finale. «Nonostante abbia guadagnato la promozione perché vincitrice della Coppa Veneto, mi aspettavo che l’Isola Rizza occupasse i piani alti della classifica, perché era una delle più attrezzate per vincere. A mio avviso è stata quella che ci ha messo più in difficoltà e con delle idee di gioco. Sono rimasto inoltre sorpreso del calo avuto dalla Pro Sambo, che alla fine ha perso quattro partite. Riguardo alla fase finale, faremo il possibile di arrivare più avanti possibile. Non è che se perderemo sarà comunque finito un bel campionato. Non conosco nessuno che va in campo per perdere, quindi l’obiettivo sarà arrivare in finale per magari poi toglierci un’altra soddisfazione».

Per adesso comunque la vittoria del campionato non può che essere un grosso motivo di soddisfazione per Burato che, per la seconda volta in carriera, ha condotto una squadra in Promozione. «Avevo già conquistato la Promozione vincendo la Prima Categoria con il San Giovanni Lupatoto. Poi però non l’ho fatta perché ero ripartito in Prima con la Pro Sambo. Per adesso comunque, siamo ancora nella fase finale del campionato e ci sarà tutto il tempo per parlare e decidere cosa fare anche se, sapendo la categoria in cui giocherà il Montorio, si può già lavorare in prospettiva. La Promozione è una bella categoria, così come è l’Eccellenza, per chi gioca ma anche per chi allena. È giusto che tutti possano aspirare ad arrivare più in alto possibile, e quindi fare la Promozione non può che essere motivo di soddisfazione anche per uno che allena da tanti anni come me».

In chiusura infine il mister dedica la vittoria del campionato a due persone speciali. «Mia moglie Mari mi dice sempre: “Fai sempre quello che vuoi tutte le domeniche» sorride «perché sei via per il calcio”. È ovvio che il tempo dedicato alla preparazione, agli allenamenti e alle partite, toglie tempo alla famiglia, quindi una dedica va a lei». Inoltre il mister dice: «Finora ho fatto sei anni da allenatore, con tre promozioni negli ultimi cinque. Avevo iniziato ad Albaredo con una salvezza miracolosa. Ero subentrato alla nona giornata all’allenatore che c’era, con la squadra a soli cinque punti in classifica. Siamo riusciti a salvarci, ma proprio in quell’anno è morto mio papà Giovanni. Lui è sempre stato un mio tifoso, da quando ero piccolo e mi accompagnava al campo a giocare, fino a quando sono diventato allenatore. Mi dispiace che non ci sia più, per questo» conclude «una dedica va anche a lui».

Ufficio Stampa Montorio FC

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