Montolli, alla ricerca del riscatto: “Battiamo l’Arbizzano!”

1 Aprile 2016

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Le bandiere ci sono anche in Seconda Categoria. E quando cambiano squadra lo fanno sempre con la gioia di chi si appresta ad iniziare una nuova esperienza ma con la tristezza di lasciare quella che era diventata una “casa”. Francesco Montolli dopo la scuola calcio alla Virtus e l’esperienza giovanile alla Juventina Valpantena, ha trascorso ben dodici anni della sua carriera e della sua vita all’Ares, tra Seconda e Terza categoria (eccetto una brevissima parentesi al Vigasio), diventando il punto di riferimento tecnico e umano della squadra. Poi la scelta di approdare al Montorio Calcio.

Francesco, cosa ti ha spinto lo scorso anno a lasciare l’Ares?

Prima di ogni altra cosa la ricerca di nuovi stimoli. Dopo tanti anni insieme con l’Ares era arrivato il momento di salutarci con affetto. Quando il direttore sportivo Stefano Menini (mio ex allenatore proprio lì) mi ha chiamato, ho subito accettato. Andare via non è stato semplice, soprattutto per l’affetto che mi legava a quelle persone e a quei luoghi, ma al Montorio non si può dire di no.

Come è stato approdare al Montorio?

Senza troppi complimenti, questa è una realtà perfetta. A livello societario nessuno può dir nulla: i dirigenti sono sempre presenti, abbiamo uno staff tecnico-sanitario forse anche troppo valido per la categoria. In spogliatoio all’inizio sono stato frenato un po’ dal mio carattere riservato… Conoscevo già Corso, Marcolini e Parmagnani. Poi ho legato molto con Alessandro Caputi: ci scherziamo sempre e lui non si prende mai sul serio, ma è il giocatore più forte con cui abbia mai giocato.

Che giudizio dai al Montolli di quest’anno?

Negativo. Sono molto arrabbiato con me stesso. So che posso dare molto di più, ma il cambio di squadra mi ha penalizzato, soprattutto a livello psicologico. Ero abituato ad un altro ambiente, ad altri compagni… Io ho sempre giocato con serenità, sfruttando le mie caratteristiche: il tiro, la geometria, i cambi di gioco. Ogni anno, pur giocando a centrocampo (dopo i primi anni da punta), sono sempre andato in doppia cifra, mentre questa stagione sono fermo a due gol… Mi dispiace molto per me stesso ma anche per i miei compagni e per la società che ha puntato su di me. Posso solo dire che ho una gran voglia di rifarmi e di riscattarmi.

Torniamo al presente. Domenica arriva l’Arbizzano.

È senza dubbio la squadra più attrezzata del torneo e merita di vincere il campionato. Hanno esperienza e qualità diffusa in tutti i reparti, mister Ferronato li conosce bene avendo allenato lì. Verranno qui per conquistare almeno il punto che darebbe loro la matematica promozione in Prima Categoria, ma troveranno una squadra che ha una voglia incredibile di vincere e proseguire il percorso verso i play-off. Troveranno un gruppo che ci crede e che non mollerà nemmeno su un pallone, questo è certo.

In questo finale di campionato davanti hanno rallentato tutte…

Siamo stati gli unici che siamo riusciti a non perdere. Certo, abbiamo collezionato qualche pareggio di troppo e se ci mettiamo qualche errore, tipo la rimonta subita contro l’Olimpia Ponte Crencano (da 3-0 a 3-3), con più attenzione avremmo potuto combattere fino alla fine non per i play-off ma per la vittoria del campionato alla pari con l’Arbizzano. Ora ci attendono quattro finali e noi dobbiamo vincerle tutte senza fare troppi conti.

Riuscirete a tenere questa concentrazione fine alla fine?

Ne sono sicuro. Noi siamo sicuri di centrare i play-off, siamo carichissimi. Ci alleniamo e giochiamo con serenità: il lavoro di Ferronato sta continuando a dare i suoi frutti. Contro l’Arbizzano, per esempio, ha anticipato tutti gli allenamenti per fermarsi più tempo a definire alcuni movimenti tattici. Il suo segreto è il metodo: tranquillità e competenza.

Ogni tanto ti avvistiamo mentre ti alleni da solo sul campo in orari strani…

Una volta al mese sono costretto a saltare un allenamento perché, facendo i turni in una nota azienda della zona, devo per forza di cose assentarmi. Ma lo faccio ormai da otto anni e riesco a far coesistere un lavoro che mi piace molto con lo sport della mia vita.

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