Non solo calcio… di Roberto Buttura

12 Marzo 2015

 

Arpad Weisz e la sua famiglia…

 

Nel 1929/1930 venne disputato il primo campionato italiano a girone unico, formula che regge a tutt’oggi. E’ il cosiddetto “girone all’italiana” ormai adottato in quasi tutto il mondo calcistico. Quel primo campionato fu vinto dall’Ambrosiana, come allora era denominata l’Internazionale di Milano, allenata da un trentaquattrenne ex calciatore ungherese, Arpad Weisz, che è tutt’ora il più giovane allenatore a vincere un campionato italiano e lo scopritore del talento di Giuseppe Meazza.

In quel periodo, scrisse con Aldo Molinari, direttore sportivo dell’Ambrosiana, il manuale Il giuoco del calcio, Nelle sue pagine si legge dell’importanza di far “spogliatoio”, di preparazione tecnica e atletica, di alimentazione, di regolamenti, di schemi, di modi di calciare il pallone. Un vero e proprio manuale di idee innovative che potrebbe essere senza data, tale è la loro attualità.

Dopo qualche anno passato ad allenare anche squadre di provincia, nel 1935 viene chiamato ad allenare il Bologna con il quale vince due scudetti consecutivi nel 1936 e nell’anno successivo e il Torneo dell’Esposizione Universale di Parigi, una Coppa dei campioni ante litteram.

Una vita di successo, dunque, coronata da una vita privata serena con una bella famiglia formata dalla moglie Elena, ungherese come lui, e da due bambini Roberto e Clara, belli e affettuosi.

Una famiglia che, grazie anche al talento del suo marito e padre, guarda con fiducia e entusiasmo al proprio futuro…

… ma nel 1938 Mussolini e il suo governo promulgano le leggi razziali contro le persone che hanno il solo torto di essere nate da genitori ebrei.

Arpad Weisz e la sua famiglia sono ebrei. A niente serve ad Arpad e alla sua famiglia la popolarità e il prestigio sportivo e personale.

Per Mussolini (e Hitler) e i suoi accoliti è una colpa.

Per loro, e per milioni di altre persone, da quel momento inizia un viaggio infernale nella violenza e crudeltà attuata dai loro persecutori che li condurrà a morire ad Auschwitz, Elena e i figli Roberto e Clara nel 1942 nella camera a gas, Arpad nel 1944 di stenti.

 

Per approfondire su:

 

www.fcinternews.it/.webloc

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Árpád_Weisz

 

Matteo Marani Dallo scudetto a Auschwitz Aliberti editore

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