Spazio interviste: Giovanni Antolini

15 Marzo 2017

È un’intervista scritta vero?“. La prima domanda la fa lui, Giovanni Antolini, nato nel dicembre del 1999 e cresciuto calcisticamente nel Montorio Calcio dove ha saltato solo la categoria Juniores per approdare direttamente e in pianta stabile in Prima squadra. Lui è l’anti-divo per eccellenza: talento puro e cristallino, baricentro basso che lo rende inamovibile, tecnica sopraffina e il silenzio, dentro e fuori dal campo, come caratteristica principale. 

Giovanni partiamo da fuori-campo: è vero che non usi i social-network?

Sì, non mi interessano molto, credo ci siano altri modi per incontrarsi, comunicare e informarsi. Mi distrarrebbero dalle cose che mi interessano davvero, come scuola (liceo linguistico) e il calcio.

Sei molto modesto, ma fai uno sforzo: come giudichi il campionato che hai disputato fin qui?

Costante. Purtroppo ho avuto molti infortuni, però sono soddisfatto. Credo di aver reso al 70 per cento di quello che posso dare.

Tasto dolente: sei il giocatore che subisce più falli rapportati ai minuti di gioco.

Eh, me ne sono accorto. Dico che ci sta, è una cosa che mi fa crescere. Subito mi arrabbio, però poi mi passa. Mi dispiace solo perché salto delle partite e perché temo che alla lunga il mio corpo ne risentirà.

Ti arrabbi ma non parli con l’arbitro.

C’è già il capitano che lo fa, parlare dopo non serve a nulla. I miei compagni mi spronano sempre, dicono che dovrei essere più “cazzuto”, ma il mio carattere è così.

Alcune squadre di Serie D e di Eccellenza hanno messo gli occhi su di te. Ti piacerebbe giocare in quelle categorie?

Mi fa piacere, sono orgoglioso che vengano a vedermi. Sì, credo che il mio modo di giocare ne beneficerebbe, crescendo la qualità forse prenderei meno “legnate”. Mi dispiacerebbe lasciare il Montorio ma so che prima o poi, se voglio provare una carriera nel calcio, ciò avverrà.

Lascerai casa tua.

Sì, qui conosco tutti. La società mi coccola sempre, dal presidente fino ai ragazzi che ci preparano da mangiare. 

Ti sei allenato anche con gli Allievi nazionali del ChievoVerona.

Sì, quattro giorni di full-immersion… un livello molto alto, non pochi giocatori fortissimi ma tutti equivalenti.

Cosa dovresti migliorare per crescere ancora?

Ovviamente il mio fisico è questo, non sarò mai più alto di così. Però posso sfruttarlo a mio vantaggio puntando sull’esplosività, sulla tecnica. Devo lavorare sul carattere e soprattutto trovare una posizione davvero mia in campo, che credo sia quella del trequartista dietro le due punte.

Quanto è importante il calcio per te?

Moltissimo. Da quando ho ricordi sono sempre legati al pallone, per me sarebbe uno shock smettere. 

Come ti trovi con mister Menegazzi?

Benissimo. Ci continua a stimolare, non si ferma mai. 

Campionato ormai agli sgoccioli: bilancio e prospettive.

Be’, potevamo fare molto meglio perché se mi guardo intorno non vedo squadre che abbiano provato a fare calcio come noi, e intendo costruire azioni più che spazzare e puntare solo sul contropiede. Abbiamo perso punti che potevamo portare a casa e ora dobbiamo come minimo puntare al terzo posto. A partire da domenica quando andremo a casa della capolista Montebello. Il mister ci ha chiesto di dimostrare che possiamo davvero giocarcela con tutti.

Spogliatoio. Chi ti ha accolto meglio?

Sicuramente capitan Caputi. Mi sta aiutando molto, ha fatto una grande carriera e si vede ancora il suo livello. Studio molto anche i movimenti d’esperienza di Zago. In realtà ho legato con tutti, con Luca Menini, con Andrea Lenotti… davvero, mi hanno accolto tutti molto bene.

Giocatore a cui ti ispiri e club dove vorresti giocare.

Messi, sicuramente. Quando gioca si diverte. E Milan, un sogno. Però anche Zago è riuscito a giocare nelle giovanili…

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